semina raccogli autogestisci il tuo desiderio

c.s.o.a. Officina99 - lab.occ. SKA

Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.
A volte la REazione, però, eccede, prende corpo e si articola, diventa un'Azione vera e propria e l'evento che l'ha provocata solo un pretesto.
E' quello che accade, ad esempio, quando l'Autorità sfida la capacità politica di un soggetto vivo e pulsante come Officina99.
Come nel caso dell'ultima di una lunga serie di provocazioni che questo laboratorio di conflitti e cultura nella periferia di Napoli da sempre subisce.
Il 14 Luglio scorso, infatti, un gruppo di carabinieri ha fatto irruzione all'interno del Centro Sociale per portare a termine una "grandiosa operazione militare" contro la droga a Napoli: il sequestro di alcune piante di Cannabis.
Durante l'irruzione, i tutori del dis-ordine hanno trovato modo di trattenersi all'interno dello spazio occupato dilettandosi a spaccare vetri, staccare il quadro elettrico, portare via alcune "pericolose armi" (un giravite, un trapano e alcuni altri attrezzi).
Insomma, un'operazione in grande stile.
Come si diceva, in casi come questi la reazione è d'obbligo.
Eppure si è verificato quel fenomeno per cui l'energia che si vorrebbe incanalare in una risposta secca, immediata, ha preso corpo, si è trasformata fino a diventare riflessione sul momento che la città sta vivendo, sulla nuova fase della diffusione delle droghe tralasciata ormai da anni, insomma, sulle possibilità e necessità di una nuova stagione dell'antiproibizionismo.
Officina99 da sempre conduce una battaglia attenta alla diffusione delle droghe "pesanti", condividendo con una vasta area di centri sociali e realtà autorganizzate un'analisi che vede nella diffusione di eroina, cocaina e droghe sintetiche un pericoloso strumento di controllo dell'effervescenza sociale, un mezzo di "spegnimento" dell'energia potenzialmente sovversiva che cova in seno alle fasce giovanili metropolitane e non solo.
Siamo da sempre convinti, tuttavia, che lo strumento repressivo sia una risposta ingiusta e inefficace alla pur preoccupante diffusione di queste sostanze, che vedono il loro terreno fertile nel disagio sociale, nell'imposizione di ritmi vitali diretti da un sistema economico e non regolati dalle proprie esigenze personali, incompatibili il più delle volte con le proprie debolezze e aspirazioni.
Crediamo fermamente, poi, nel diritto all'autogestione della propria vita, oltre che all'inutilità di politiche repressive che negli anni hanno riempito le carceri di tossicodipendenti ai quali la vita non è certamente migliorata.
Nell'ambito della pluriennale battaglia antiproibizionista il CSOA Officina99 lavora da alcuni anni alla costruzione di due momenti dall'importante significato politico oltre che simbolico, la festa della semina e quella del raccolto che segnano il ciclo di vita della Cannabis dal seme al fiore, lasciando poi ad ognuno la scelta sul come adoperare il raccolto.
Molti sarebbero i possibili utilizzi di questa pianta, simbolo di una crociata senza senso da sempre portata avanti da poteri che per sopravvivere hanno interesse a creare un nemico in ogni ambito nel mistificante tentativo, poi, di reprimerlo.
Usi terapeutici o ludici che siano, quelle piante esposte sul nostro terrazzo sono il simbolo di una provocazione culturale che pure continueremo a fare alle autorità di questa città le quali, con l'operazione del 14 Luglio, si sono coperte di ridicolo.
A Napoli, crocevia del traffico di stupefacenti provenienti dai porti franchi di tutto il mondo, in cui le "basi" dello spaccio sono praticamente ovunque, le forze dell'ordine permettono, salvo rare piccole operazioni di facciata, la diffusione di sostanze che, oltretutto, sono tagliate in maniera sempre più pericolosa per assecondare la logica perversa del profitto.
In questa città, in cui da alcuni anni si respira un'aria di violenza sempre più densa - da analizzare secondo noi congiuntamente alla enorme diffusione di cocaina "tagliata" - l'operazione di sequestro delle nostre piante assume toni grotteschi.
A partire da questo evento dicevamo, e provando a guardare oltre, la riflessione che abbiamo voluto fare è stata incentrata sulla necessità di uscire dalla logica provocazione/reazione che avrebbe chiuso un problema così importante in una dialettica strettissima forze dell'ordine/movimenti.
Da anni mancano analisi concrete sull'universo droga.
Quanta ne gira a Napoli?
Di che qualità?
Che effetti produce quel mix di droghe e sostanze da taglio che si trova nelle "basi" dello spaccio?
Che ruolo ha il mercato della droga nell'economia napoletana e campana?
Sono alcune delle domande che ci siamo posti e che stanno alla base della volontà di riprendere un discorso serio, approfondito, su questa questione cruciale.
Siamo convinti che l'unica possibilità per riarticolare un percorso di lotte alle politiche proibizioniste sia ripartire dall'analisi, dall'indagine della realtà, per comprendere prima di parlare.
Recentemente, un articolo di un famoso quotidiano nazionale parlava della comparsa di una nuova droga, la cosiddetta "buttigliella".
Il fatto che il crack sia in circolazione da un trentennio, e che quindi la "buttigliella" sia uno strumento in mano alle fasce giovanili più deboli delle metropoli da tempo, è un argomento che l'autore di questo articolo ha completamente ignorato.
Così come non può sorprendere che il carattere storicamente "poroso" della cultura di questa città, in mancanza di codici alternativi, la renda ancora più recettiva all'assorbimento dei modelli consumistici dominanti: se anche uno Yogurt è venduto esaltandone il suo effetto "euforizzante" e l'importanza di essere potenti e iperattivi, allora perchè non la cocaina...?!
Nessuno, invece, sembra interessarsi al perchè fasce sempre più ampie di popolazione giovanile della "città di sotto" trovino il proprio reddito nei traffici e nel loro indotto organizzativo.
Una riflessione che andrebbe fatta non certo per offrire una specie di legittimazione sociologica agli interessi mafiosi ma, appunto, per capire fino in fondo quali sono le vere cure sociali per tagliarei l'erba sotto i loro piedi.
Purtroppo, si moltiplicano solo esempi dello scarso livello di comprensione della realtà, di ignoranza, di distanza dai processi reali, arroganza e ipocrisia in cui navigano istituzioni e gran parte delle forze intellettuali: un terreno fertile per il prosperare del proibizionismo.
A questa situazione possiamo rispondere costruendo un percorso di indagine che crei il substrato di saperi da usare come strumento di un'azione politica nuova, concretizzata da un'analisi reale del fenomeno.
Con questo primo esperimento proviamo ad aprire una pagina nuova delle lotte antiproibizioniste a Napoli, lanciando la sfida della costruzione di un osservatorio sulle droghe, un luogo che sia punto di incontro per intellettuali, studenti, associazioni, collettivi, soggetti politici e singoli cittadini che condividono la necessità di cominciare un lavoro simile in città.
Certi che il mettere a nudo la verità indagandola sia il solo modo di avviare processi di trasformazione.